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Soumaila Sacko: forza, coraggio e dignità

Le conosciamo bene quelle case fatte di lamiere. 
Ne abbiamo sentito gli odori, siamo stati confusi da quei mille suoni e, in alcune sere, ne abbiamo anche assaporato le specialità, ospiti di famiglie provenienti dal Mali o dal Bangladesh o dal Congo (o da chissà quale parte del mondo).

Abbiamo insegnato italiano a chi impartiva a noi lezioni di inglese o francese; abbiamo aggiustato alcune biciclette (o, meglio, ci abbiamo provato); abbiamo preso in braccio scriccioli di pochi anni e abbiamo distribuito palloncini a forma di fiore (si, lo sappiamo che bisognerebbe evitare un eccessivo uso della plastica, ma in questo caso, non ce ne vogliate).

Abbiamo visto la stanchezza di lavoratori distrutti dopo 15 ore di lavoro nei campi e siamo stati sorpresi dal sorriso che ogni sera riuscivano a dedicarci. Quasi fosse la loro preghiera quotidiana.

Abbiamo assistito alle loro assemblee e in quei momenti le parole giustizia, diritti e libertà assumevano un altro significato, ve lo possiamo assicurare.

Negli occhi di Soumaila Sacko rivediamo tutto questo: forza, coraggio, dignità.

Ma vediamo anche un Paese che non vuole fare i conti con una nuova schiavitù. Un Paese le cui massime cariche di Stato non riescono a spendere mezza parola per un ragazzo di 29 anni, un sognatore, un amico che aiuta i suoi compagni a costruire il tetto di una casa (di questo parliamo).

Con il passare del tempo, un Paese intero sta perdendo di vista la propria umanità, accecato da troppo odio e troppa propaganda. Soumaila sia per noi monito ed esempio. Possiamo, dobbiamo tornare a parlare di diritti, di giustizia e di libertà. Lo dobbiamo a noi, a lui, a quei bambini con un fiore in mano e la speranza di un futuro migliore negli occhi.

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