Narin Camp

Il campeggio di Terra del Fuoco Mediterranea

Narin  è, probabilmente, un nome di battaglia, dietro al quale si nasconde una ragazza di diciannove anni che ha messo da parte la propria adolescenza  per andare a combattere per i propri ideali.

 

Insieme a lei, altre donne e altri uomini si sono uniti nella difesa di  Rojave, una regione autonoma, del Nord est della Siria, che di fatto si autogoverna secondo un Contratto Sociale i cui principi fondamentali sono la democrazia, la parità di genere, la tutela dell’ambiente.

Un lembo di terra che si affaccia sul terrore ma che cerca di resistervi riaffermando il valore della tutela dei diritti e del rispetto delle diversità.

 

Narin è simbolo di una battaglia di libertà che va oltre i confini geografici e finisce per essere prerogativa di ognuno di noi.

Giunto alla sua ottava edizione, il Narin Camp prevede una settimana in cui ragazzi provenienti da tutta Italia si confronteranno su temi di attualità per acquisire maggiore consapevolezza ed allenare uno sguardo critico, che sempre dovrebbe accompagnarci nella lettura del presente.

 

Un progetto in cui divertirsi si, ma formarsi soprattutto perché, ne siamo convinti, la formazione e la conoscenza di quel che ci circonda è il primo, ma necessario passo, verso la costruzione di cittadini liberi e consapevoli.

Si parlerà di discriminazione di genere, diritti civili, politica internazionale, cultura e ci si confronterà su temi di attualità; il tutto accompagnati da ospiti provenienti dal mondo dell’informazione, del cinema, della letteratura, della musica, dell’associazionismo, del teatro e delle istituzioni che ci aiuteranno ad analizzare ogni singolo tema e si presteranno a farci compagnia nelle lunghe chiacchierate che caratterizzeranno questi sei giorni di agosto.

 

Una settimana in cui dedicare le mattinate al rilassante mare salentino e i pomeriggi e le serata alla formazione e alla costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole, con il pensiero a Narin e ad Azad, e a tutte quelle combattenti e quei combattenti che a soli 19 anni hanno saputo scegliere da che parte stare e han deciso di diventare presidio di diritti e libertà.
 

Quando

Dal 24 luglio al 28 luglio

Dove

Lecce

Iscrizione

La lettera di Narin

Sto bene mamma, ieri abbiamo festeggiato il mio 19esimo compleanno. Il mio amico Azad ha cantato una bellissima canzone sulle madri. Mi sono ricordato di te e ho pianto.

 

Azad ha una voce molto bella, anche lui piangeva mentre cantava. Non vede sua madre da un anno ed anche a lui mancava. Ieri abbiamo aiutato un amico ferito. E’ stato colpito da due proiettili. Non sapeva come si era procurato la seconda ferita quando ci ha mostrato il proiettile conficcato nel petto. Sanguinava dal fianco, gli abbiamo fasciato le ferite ed io gli ho dato il mio sangue. Siamo nella parte est di Kobane mamma. Ci sono pochi chilometri tra noi e loro. Le vediamo le loro bandiere nere, sentiamo le loro radio e a volte non capiamo quello che dicono perché parlano lingue straniere ma ti posso dire che hanno paura. Siamo in un gruppo di nove combattenti. Il più giovane, Resho, viene da Afrin ( governatorato di Aleppo ).

 

Siamo in una casa ai bordi di Kobane. Non ne sappiamo molto dei loro abitanti. Ci sono delle foto di un vecchio e di un altro giovane con una fascia nera che sembra essere un martire. c’è una foto di Qazi Mohamad ( leader del movimento autonomista iraniano giustiziato nel 1947 ), di Mustafa Barzani ( leader curdo, fondatore del partito democratico del Kurdistan iracheno ), di Apo ( Abudllah Öçalan, fondatore del PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan ) ed una vecchia carta geografica ottomana che menziona il nome del Kurdistan. Non beviamo caffè da tempo, ma ci siamo resi conto che la vita continua anche senza caffè. Onestamente non ho mai bevuto un caffè più buono del tuo mamma. Siamo qui per difendere una città pacifista. Non ci siamo mai abbandonati al massacro di innocenti, al contrario abbiamo dato rifugio a diversi feriti e rifugiati tra i nostri fratelli siriani. Difendiamo una città musulmana che possiede decine di moschee. La difendiamo da forze barbare. Mamma verrò a trovarti una volta che questa sporca guerra che ci è stata imposta sarà terminata. Sarò lì con il mio amico Dersim che andrà a Diyarbakir per vedere i suoi bambini. Le nostre famiglie ci mancano e non vediamo l’ora di tornare ma questa guerra non conosce il significato del verbo “mancare”. Forse non ritornerò mamma. Ma sappi che è da tanto tempo che sogno di vederti anche se purtroppo fino ad ora non ne ho avuto la possibilità.

 

Lo so che un giorno tu visiterai Kobane e cercherai la casa che avrà testimoniato i miei ultimi giorni… è una di quelle che sorge nella parte est di Kobane. Una parte è distrutta, ha una porta verde con numerosi fori di proiettile dovuti ai tiri dei cecchini. Vedrai tre finestre, una che dà sul lato est a fianco alla quale c’è scritto il mio nome con l’inchiostro rosso…dietro questa finestra mamma, contando i miei ultimi istanti, sono rimasta a guardare la luce del sole mentre penetra attraverso i fori dei proiettili… dietro questa finestra Azad ha cantato la sua ultima canzone per sua madre, aveva una voce magnifica quando ha detto “mamma mi manchi”. Mamma mi manchi.

– Tua figlia Narin